Grappa

Da: Liquori e Cocktails

grappaLa grappa è un’acquavite prodotta da vinaccia ricavata da uve prodotte e vinificate esclusivamente in Italia, distillata solo sul territorio nazionale.

L’etimologia del nome grappa :

Il nome deriva quasi sicuramente dal termine graspa con cui è chiamata nel veneto e nelle zone vicine. “Graspa” deriva da “graspo” che in veneto, significa “tralcio d’uva”. 

Classificazioni della grappa :

La grappa può essere classificata a seconda dell’affinamento delle lavorazioni che seguono la distillazione:

  • Giovane, non invecchiata;
  • Aromatica, derivante da uve aromatiche quali Brachetto, Malvasia, Moscato e Traminer aromatico;
  • Invecchiata, minimo 12 mesi in botti di legno sotto controllo ex UTF, oggi Agenzia delle Dogane;
  • Riserva Invecchiata o Stravecchia, minimo 18 mesi in botti in legno sotto controllo UTF,
  • Aromatizzata, con l’aggiunta di aromatizzanti naturali, come erbe, radici o frutti o parte di esse.

Ovviamente le classificazioni possono coesistere. Per esempio una grappa può essere giovane e nello stesso tempo, aromatica.

Un secondo modo per classificare le grappe in base a come vengono distillate le vinacce:

  • grappa di monovitigno, se la grappa ottenuta proviene da una singola varietà di vinaccia;
  • grappa mista, se la grappa ottenuta contiene percentuali diverse di più varietà di vinacce.

Storia della grappa :

La distillazione ha avuto origine in Mesopotamia tra l’VIII e il VI secolo a.C.. Sinesio, nel IV secolo a.C., scrive che gli Egiziani conoscevano apparecchi e metodi di distillazione già quaranta secoli prima di Cristo. Gli Arabi appresero l’arte della distillazione sono nel VII secolo a.C. quando conquistarono l’Egitto. L’alchimista arabo Abu Beckr Mohamed Ibn-Zàkariaya el-Rhazi descrisse la preparazione dell’acqua della vita e il metodo di distillazione che permetteva di arricchire il prodotto facendo passare i vapori alcolici attraverso la cenere o la calce viva.

Nel Medioevo la distillazione del vino andò diffondendosi in Italia, rimase lungamente di uso esclusivamente medicamentoso e fu portata in tavola come liquore solo nel XVI secolo.
Il primo trattato sull’ottenimento dell’acquavite fu pubblicato da Michele Savonarola, medico padovano nonché zio del più celebre frate, il quale nel testo “De arte confectionis acquae vitae ” descrive tre tipi di acquavite in uso nel XV secolo in Italia: l’acquavite semplice, l’acquavite comune e la quintessenza.

Nel Rinascimento il pensiero va schiarendosi ad opera di alcuni importanti pensatori, è portato verso l’induzione e l’alchimia tende verso la chimica. Nel XVII secolo sorse a Venezia la “Corporazione degli Acquavitieri” , il che denota il diffuso uso di tale prodotto nel Nord-Ovest del nostro Paese.