Strozzapreti

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Da: Pasta

Storia degli strozzapreti :

Avete mai sentito parlare della pasta chiamata “strangulapriévete, “strozzapreti”?. Dal greco il verbo straggalào, arrotolare e il verbo prepto, incavare, potrebbe derivare il sostantivo “strangulapriévete ” che dall’impasto di acqua, farina e sale si ricavano, arrotolandoli sul tagliere cosparso di farina asciutta. Questi piccoli bastoncini spessi un centimetro, vengono tagliati in piccoli cilindretti di un paio di centimetri ognuno. I cilindretti vengono poi incavati, facendoli strusciare sul tagliere e tenendoli premuti contro lo stesso col polpastrello dell’indice o del medio della mano. Questa doppia operazione dell’arrotolamento e dell’incavatura ci fa comprendere perché il verbo greco straggalào e prepto, siano all’origine del termine “strangulapriévete”, voce con cui designiamo il formato di pasta.

A napoli…

Mentre a consolidare il termine allegorico di “strangulapriévete ” ci pensa Carola Francesconi nella sua”La cucina napoletana” del 1977 che racconta la storiella raccolta nei quartieri “bassi napoletani”, di un prete buongustaio e affamato che mangia con tanta rapidità e in tale abbondanza un piatto di gnocchi da restarne soffocato. Allegoria che fa il verso ai notabili clericali anche a Manfredonia, città pugliese, dove si racconta una storiella legata al toponimo della pasta e sembra che un prete di nome Matteo Marino, dopo un pellegrinaggio alle grotte di San Michele di Monte Sant’Angelo, si fermò a pranzare in un’osteria frequentata da gente malfamata, senza religione e perfida. L’oste alla vista dell’abito talare nel suo locale decise di fare piazza pulita di preti e veggenti e chiese alla moglie di inventare un tipo di pasta gustosa ma che facilmente avrebbe potuto “strozzare” l’avventore.

In Emilia Romagna…

Leggenda ripetuta e corretta anche nei paesi dell’Emilia Romagna dove ai romagnoli non erano molto simpatici i preti per via dello Stato della chiesa che imponeva tasse e costumi rigidi e che, secondo i popolani, i preti campavano sulle spalle della povera gente. Le massaie non potendo ribellarsi in alcun modo alla strafottenza clericale, inventarono questo piatto da offrire al prelato in visita nelle proprie abitazioni, così buono che il prete goloso ne mangiava tanto che si strozzava e ne crepava.