anice verdeL’anice verde (che sarebbe l’anice classico), è una pianta appartenente alla famiglia delle “Umbelliferae”, originaria della Siria e dell’Egitto, cresce in suoli ben drenati, alcalini e in aree soleggiate; il nome locale è appunto anice. Ha foglie dolcemente aromatiche, quelle basali arrotondate, quelle caulinari più strette, e ombrelle di fiori seguiti da frutti aromatici.

 

Storia dell’anice

liquore aniceL’anice ha origini molto antiche e da sempre è stato avvicinato ad altri alimenti come l’olio, i cereali, la frutta, la verdura, ecc… che gli hanno conferito un’importanza rilevante in ambito economico e quindi è sempre stata una pianta largamente diffusa, soprattutto per il suo utilizzo come aromatizzante di cibi, vino e bevande.
Già in epoca romana l’anice veniva utilizzato per aromatizzare il vino e gli alimenti, inoltre faceva parte della bevanda creata da Crateva, medico di Mithridate, con la quale esso curava i suoi pazienti.
Altre popolazioni che fecero largo uso di anice furono gli iracheni (che utilizzavano questa pianta già nel 1000 a.C.), gli inglesi e i tedeschi. Nel 1263, in Francia, venne istituito l’Ordre des anysetiers du Roy che conferma l’importanza delle bevande contenenti anice, non solo in campo terapeutico ma anche nella cultura e nei costumi dei popoli mediterranei.

Usi in cucina

anice in cucinaNoti nella cucina europea, araba e indiana, i semi interi o macinati conferiscono un aroma dolce e speziato ai dessert, alle conserve, ai curry e ai liquori quali il Pernod, l’Anisette, il Ricard, l’Ouzo e l’Arrak. In cucina o in infuso, i semi facilitano la digestione e alleviano flatulenza, nausea e colite.

Altri usi

aniceLa pianta, espettorante e curativa nei confronti degli spasmi, è utilizzata negli sciroppi contro tosse e malattie bronchiali. Possiede una moderata azione estrogena che induce la produzione di colostro, facilita il parto e stimola la libido. Nel corso di prove effettuate in laboratorio, ha aumentato significativamente il processo di rigenerazione del fegato nei ratti. L’olio essenziale, prodotto dai semi, viene aggiunto ai dentifrici, ai profumi, ai colluttori e usato per mascherare il sapore amaro delle medicine ma, in grandi quantitativi, è altamente tossico.