Ravanello

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Da: Verdura

ravanelloIl ravanello comune, nomes scientifico Raphanus sativus, è una pianta appartenente alla famiglia delle Brassicaceae. Esistono in commercio diverse specie di ravanelli tra cui anche piante ibride; quello più diffuso da noi è rosso con polpa bianca e viene solitamente mangiato crudo, anche se nel resto del mondo viene anche cotto.

Storia del ravanello :

Benché con il nome di rafano vengono genericamente indicate le radici commestibili di varie piante erbacea perenni, la Grande Enciclopedia della Gastronomia ritiene che attualmente in Italia questo termine serva per indicare solo il ramolaccio dalle radici bianche e il ravanello dalle radici rosse, ambedue varietà della specie “raphanus raphanistrum”, risultando perciò improprio estendere il nome di rafano alla barbaforte.

  • Discoride parlava di due specie, una coltivata ed una selvatica, chiamate genericamente in greco “rafanos”.
  • Già Plinio, che per la varietà selvatica utilizza il termine latino “armoracia”, dalla quale si è giunti all’attuale ramolaccio, ne ricorda le qualità afrodisiache: “Democrito ritiene che mangiare il rafano stimoli il desiderio sessuale…”.

Il suo potere in medicina antica…

Per il sapore piccante il rafano venne classificato caldo da tutti i medici antichi, ma la sua fama di corroborante sessuale era sopratutto legata all’aspetto vagamente fallico. La radice, anche per il suo potere urticante, era utilizzata per punire gli adulteri nella “raphanidosis”, sorta di sodomizzazione.

  • Dalle testimonianze del Mattioli sembra che nel Cinquecento si facesse grande consumo di ramolacci a Roma, mentre a Napoli i rafani non veniva mangiati dal popolo perché identificati come cibo dei dominatori spagnoli. A conferma di quest’ultima tesi c’è ancora l’uso nella città partenopea del soprannome di “ravanello” dato ad un individuo borioso e inconsistente.
  • Nel Settecento il rafano divenne una pianta di largo consumo per le sue qualità curative: diuretiche, antibiotiche e digestive. Inoltre a quel tempo, quando le navi da guerra restavano in mare per diversi mesi, l’alimentazione dei marinai basata su carne salata e gallette veniva integrata, per evitare la malattia dello scorbuto, imbarcando barili di succo di rafano, nasturzio e senape miscelati con spirito di vino.
  • Durante la prima metà dell’Ottocento al rafano vennero anche riconosciute forti virtù stimolanti, tanto da essere consigliato per restituire energie a chi aveva l’organismo debilitato.
    Nella seconda metà dello stesso secolo sia il rafano che il ramolaccio furono inseriti tra i cibi afrodisiaci, ed ancora oggi la tradizione popolare ripone grande fiducia nei poteri eccitanti di questa radice.
  • In cucina il sapore piccante del rafano, fresco o conservato sottolio o sottaceto, è particolarmente apprezzato nell’Europa centro-settentrionale per accompagnare i bolliti, pur adattandosi a insaporire qualunque piatto, stimolando la digestione ed esercitando una funzione protettiva sull’intestino.

Valori nutrizionali :

Per ogni 100 g di questo prodotto, abbiamo:

  • Acqua 95,6 g
  • Carboidrati 1,8 g
  • Zuccheri 1,8 g
  • Proteine 0,8 g
  • Grassi 0,1 g
  • Colesterolo 0 g
  • Fibre 1,3 g
  • Sodio 59 mg
  • Potassio 240 mg
  • Ferro 0,9 mg
  • Calcio 39 mg
  • Fosforo 29 mg
  • Vitamina B1 0,03 mg
  • Vitamina B2 0,02 mg
  • Vitamina B3 0,4 mg
  • Vitamina A tracce
  • Vitamina C 18 mg