images

La torta degli ebrei (“tibuia”) e’ il piatto tipico di Finale Emilia, una sfogliata i cui ingredienti sono farina, strutto, burro e formaggio.

Storia

Al tempo a Finale Emilia c’era una fiorente comunita’ israelitica proveniente dalla Spagna che aveva in questo paese un’universita’, un cimitero e un ghetto molto popolato quasi come quello modenese di Piazza Mazzini. Si tratta di una specialita’ gastronomica fatta conoscere probabilmente da Mandolino Rimini di Aronne che si converti’ al cristianesimo nel 1861 e che per far rabbia ai suoi ex correligionari diffuse la ricetta di questa deliziosa torta sostituendo lo strutto d’oca con lo strutto di maiale , proibito agli ebrei con il sorprendente risultato di una torta fragrante e gustosa come quella di oggi. Alla sfogliata è dedicata una giornata di festa: l’8 dicembre di ogni anno per l’intera giornata in un contesto di vera festa di paese vengono offerti a tutti i partecipanti assaggi gratuiti di questa torta salata unica.

Valore Nutritivo

La Torta degli Ebrei per il suo apporto calorico è da considerarsi un piatto unico da consumarsi al posto del pranzo o della cena, la tradizione finalese vuole che si consumi nelle fredde giornate invernali, ma soprattutto nelle festività del giorno dei morti

Preparazione

La realizzazione della pasta è molto impegnativa.

TortaEbreiRICETTA
Ingredienti (dose per 6 persone)
500 gr. di fior di farina,(00),100 gr di strutto, 150 gr di burro, 250 gr di formaggio parmigiano reggiano giovane, 15 gr di sale, acqua.
Si impasta sul tagliere farina, acqua e sale in modo da fare un pane morbido e lo si lavora almeno mezz’ora. Formare una palla e lasciare riposare l’impasto per circa un’ora. Mentre la pasta riposa amalgamare a fuoco bassissimo 100 gr di burro e lo strutto sino ad ottenere un unguento semifluido. Dividere la pasta in 6 pezzi; lavorare ancora il primo pezzo e tirarlo sino a una sfoglia sottilissima di forma rettangolare, ungerla con la sesta parte della manteca di burro e strutto . Ripetere l’operazione con gli altri 5 pezzi di pasta, sovrapponendo ed ungendo via via le sfoglie e non dimenticando di ungere l’ultima, in superficie. Piegare all’interno, in tre parti, il lato lungo del mattone così ottenuto; fare riposare l’impasto, ricoperto, in frigorifero, per circa 20 minuti. Tirare nuovamente la sfoglia nello stesso senso, avendo l’avvertenza di lasciare verso l’alto la parte piegata per ultima e senza mai voltare la pasta di sotto in su,all’altezza di mezzo centimetro e alla stessa larghezza della tortiera rettangolare che si vuole usare, ma lunga il triplo. Imburrare la tortiera e foderarla con un terzo di sfoglia; cospargere con la metà del formaggio grana parmigiano reggiano tagliato a fette sottilissime e spruzzare leggermente con poca acqua; ricoprire con la seconda sfoglia, ancora formaggio e acqua, infine posare la terza sfoglia saldando bene la sfoglia dei bordi. Incidere leggermente la superficie della “sfuiada” con la punta di un coltello in modo da formare rombi o quadrati di 5 cm di lato e fiorire con il burro rimasto (50 gr) a fiocchetti. Far cuocere a forno caldo (200°) sino a che la pasta non ha preso un bel colore rosato. La “sfuiada” va mangiata caldissima.
(Ricetta tratta dalla pubblicazione “L’ANIMA E LA GOLA” a cura del Consorzio Modena a Tavola)

Usi in cucina

servita calda e accompagnata da un bicchierino di anicione, liquore tipico locale a base di anice.